RACCONTO DAL TITOLO: “IL CAPPELLO”
Gigi
continuava a desiderare un cappello, non un cappello qualsiasi ma “Il
cappello”, che lo completasse come ultimo importante suo tassello. Le scarpe che calzava, sempre lucide, erano indispensabili, così come i
calzini di cotone lunghi, dei quali ne aveva cassetti così pieni da
non ricordare quanti ne possedesse, ed i suoi pantaloni rigorosamente
blu e con la piega si accompagnavano a dei pullover in tinta unita,
che lasciavano scoperti i polsini ed i colletti delle sue camicie a
righe che giornalmente indossava, ma nessuno dei suoi capi che
metteva era per lui fondamentale come “Il cappello”. A
seconda delle stagioni sfoggiava abbigliamenti diversi, d’estate si
metteva ogni tanto un cappellino con visiera e d’inverno un
berretto di lana, ma erano sempre accessori provvisori in attesa del
tanto agognato e definitivo copricapo. Quando
Gigi passeggiava per il centro città osservava sempre i cappelli degli altri uomini, facendo poi le sue personali considerazioni. Non tutti gli altri uomini avevano il cappello: qualcuno non lo aveva mai
avuto, altri
lo avevano avuto ed ora non più, qualcuno invece lo rifiutava. In
città c’erano dei posti ben conosciuti, dove se un uomo aveva un
po’ di coraggio sarebbe
potuto entrare a cercare il cappello della giusta foggia e della
giusta taglia, ma
Gigi coraggioso non era, anzi, era sempre pieno di dubbi e di domande
e ciò gli precludeva l’ingresso. Lui
rimaneva fuori a media distanza, per non dare nell’occhio, e
intanto guardava attraverso le vetrate. All’interno
c’era sempre movimento e a volte intravedeva quello che poteva
essere il cappello giusto per lui, ma ahimè egli si limitava
solamente ad osservare per poi ritornarsene a casa mestamente, e
rimuginando sulla sua inguaribile mancanza di intraprendenza. Gigi
viveva solo, la sua vita era regolare ed ordinata, la sua condotta
socialmente irreprensibile e quel suo desiderare un cappello per
sentirsi finalmente appagato lo portò a considerare altri copricapi,
come il colbacco, il sombrero, il basco, il fez… ma
una volta provati ritornava sempre sui suoi passi. Si
rivolse altresì ad un’agenzia specializzata, che gli propose una
serie di cappelli: a
tesa larga, da cowboy, classici, moderni, bianchi, a bombetta, a
tuba… Niente
da fare, Gigi non si accontentò mai delle proposte fattegli. Un
giorno però le cose cambiarono ed un cappello che non aveva mai
considerato, visto
al mercato, una volta preso in considerazione gli parve quello giusto: il colore era
quello di tanti altri, la forma era leggermente diversa dalla sua
preferita, però sentiva che quel cappello era compatibile con la sua
personalità, quindi mise da parte gli indugi e fece di tutto per
averlo, riuscendoci. Gigi si sentì felice come non mai, pensava ormai di aver perso ogni
speranza, invece, in quel mercato, il destino gli venne incontro ed
ora lui, che aveva dopo
lunga attesa trovato “Il cappello”, si sentiva finalmente una persona realizzata, perché aveva trovato l'amore.
Marino
D’Isèp © copyright Febbraio 2026