mercoledì 2 novembre 2022

Le mie poesie



Queste sono le mie poesie, tutte scritte a partire dal novembre '22 tra le due e le cinque del mattino, orario in cui la mia fantasia mi sveglia, mi propone un tema,
e mi esorta insistentemente a scrivere...
© tutti i diritti sono riservati


Poesia

Colpo di fulmine
Scocca elettrico
e d'improvviso
parte dal cuore e sale al viso
Non te lo aspetti ma caldo lo senti
non provi dolore se ti strappano i denti
La guardi fisso non ne puoi fare a meno
anche se rischi di andar sotto a un treno
Nel petto il cuore ti batte a mille
ed i tuoi occhi fanno scintille
Il batticuore ti prende la gola
tanto che un giorno ti sembra un'ora
E quando Lei incontra il tuo sguardo
quello è il momento che rischi l'infarto
Quanto sudore quanta tensione
non hai mai provato tanta emozione
È come un magnete che ti ha attirato
e tu lo sai che ti ha catturato
È come essere prigioniero
ma sono contento che sia proprio vero
Marino D'Isèp



Poesia


L'Angelo immobile

Premessa
Questa poesia è dedicata all'Angelo del Duomo di Belluno, che io animo e faccio parlare in maniera intimista,
e che si pone ad una altezza di quasi settanta metri sulla sommità del campanile dello Juvarra (architetto messinese).
La statua è alta 4,60 metri, è fatta di rame ed al suo interno ha una struttura di legno che la sostiene, altrimenti collasserebbe.
Tecnicamente si può perciò dire che l'Angelo ha un'anima di legno.
Io questa particolarità la riprendo per scrivere il finale della poesia.


Quanto è bello il crepuscolo, primo passo nella notte,
quando questa mia città si sveste della luce per indossare l'abito da sera.

Lustrini e paillettes si diffondono per le strade e per le piazze, vestendo vie e palazzi di un'eleganza senza tempo.

I rumori dei mezzi a motore si acquietano

e le acque della Piave mi cullano fino al mattino.

Ho sentito che da quassù sembra di toccare con un dito il colle del Nevegàl e le sue luci, e poi la valle del fiume, che scende e si perde nella sera.

Queste visioni mi sono sconosciute, le ho apprese dalla gente che si affaccia al terrazzo sotto di me.

Io, da sempre, giro le spalle e le ali alla valle, immobile,

ma non per mia maleducazione:

ho un compito da portare avanti.

Debbo vegliare la città e le montagne che la abbracciano.

Però quanto vorrei, solitario nella notte, potermi volgere e farmi accarezzare il viso da nuove e stimolanti brezze.

Perché non è vero, come qualcuno scrive,

che sotto questa mia statica veste possiedo un'anima di legno.

Marino D'Isèp


Mi piacerebbe che fosse così

CommentiPoesia

Giudizio divino

Entrai accompagnato in una porta oscura a me quell'ambiente faceva paura.
Un vecchio barbuto dall'aspetto sano
con mia grande sorpresa mi porse la mano,
io quella mano la strinsi forte
e mi si schiusero tutte le porte.
"Non sei un giovincello, esperienza ne hai,
scegli deciso una porta e vai".
Io feci un passo dopo l'altro
pensando anche di essere scaltro.
Dietro una soglia trovai un signore
il quale mi fece un lungo sermone,
indietro tornai per protestare
ma il vecchio barbuto mi guardò male,
interrogatolo con lo sguardo, Lui disse:
"Tu per gli altri non hai avuto riguardo,
so tutto quello che hai fatto a scuola
ti farò viola con la mia suola.
E non provarti a protestare
questo è il GIUDIZIO UNIVERSALE!

Marino D'Isèp

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Poesia
Mani di madre
Camminavo solo per la brughiera
la nebbia nascondeva i miei passi
Gli stivali si erano fatti pesanti
ogni mio sforzo sembrava vano
Una signora incontrò il mio sguardo
mi cinse il collo con mani di madre
Senza parole piansi dal rimorso
si posarono stormi di uccelli
Fui pronto a seguire gli uomini puri.
Ripresi il cammino nella nebbia
Il sole rosso squarciò il buio.
Marino D'Isèp




Poesia

Salvezza

Pedalavo nella gelida nebbia
Un freddo cane mi mordeva
La mia bardatura tutta proprio a niente era servita
Ricercavo cose mie le cercavo per le vie
Nella tasca tenevo un'angoscia dovevo buttarla dentro a una roggia
Le buche scuotevano la mia bicicletta ma non smuovevano la mia incoscienza
Mi accartocciai su un marciapiede la persona che passa fa finta di niente
Mi tiro su vedo una donna mi par quasi una Madonna
La visione mi dà un po' di Forza torno a casa in qualche modo
La ringrazio e mi inginocchio
Senza Te sarei già morto

Marino D'Isèp
da un accadimento reale



Poesia


In mezzo a fusti di carpini e faggi
Me ne andai un giorno di ottobre
in mezzo a fusti di carpini e faggi
In mano avevo un cestino di chiodini
a casa l'aglio era già schiacciato
Avrei dovuto sentirne il profumo
le narici invece respiravano il sottobosco
La nuda terra mi riportava indietro
quando bambino rimiravo il cielo
Una folata di vento scosse le fronde
le foglie caddero a farmi un vestito
Erano i caldi colori d'autunno
Sentii un brivido improvviso
la voce di mio figlio chiamava forte
Al mio orecchio sussurrò una voce nuova
"Vieni con me, ti porterò in un posto dove già
ti conoscono"
"Ti chiedi come ho fatto ad arrivare quassù?
Io non ho mosso un passo, sei arrivato tu".

Marino D'Isèp

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Poesia
Dodici ore
Mi sveglio alle 5
mi rigiro nel letto
non vorrei uscire
fuori fa freddo
Penso a occhi chiusi
credo di essere altrove
questo mio cervello
mi porta in ogni dove
Ovunque lui vada
lo seguo fedele
non è comunque
una palla al piede
Oggi mi spinge
dentro la roccia
il gran polverone
lo sento in bocca
La Talpa gira
la roccia erode
muovo le labbra
non sento parole
Rimango dentro
per dodici ore
polmoni di polvere
ho quasi il terrore
Siamo ora fuori si può respirare
ossigeno puro di terra madre
hanno la tosse li guardo passare
incrocio gli occhi di mio padre.

Marino D'Isèp
Dedicata a mio padre
emigrante
lavoratore in galleria,
e a tutti quei figli che,
a causa dell'emigrazione,
hanno visto molto poco
il loro papà.


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Poesia
Chechi
(Francesco)
Sono nato nel venti
quando tutti vivevano di stenti
Non sono un Boomer non sono un Millennial
sono un figlio del primo dopoguerra
Da bambino alle cinque di mattina
mungevo la vacca per formaggio e puìna
La maestra bisognava rispettare
altrimenti partiva a bacchettare
Finita scuola via a imparare
in bottega di nonno che faceva il falegname
Papà tornato dall'Argentina
mi prese con sé come apprendista
Prima Germania poi Lussemburgo
lui lavorava come un chirurgo
alto robusto muratore e falegname
da sempre faceva il capo cantiere
Arrivò poi la cartolina
chi va bene per il Re va bene anche per la Regina
Poi alla guerra dovetti andare
con i gradi di artigliere caporale
Otto settembre '43 buttai lo schioppo fedele al RE
Di prigionìa mesi diciotto
ero ridotto proprio all'osso
Arrivati i russi finalmente si parte
carretto e coperte messe da parte
In cinque siamo da Belluno
parlo il tedesco per ognuno
Passiamo poi il Danubio in piena
quasi la barca si riempie di acqua
Arriviamo quindi a destinazione
scendiamo tutti alla stazione
Andiamo subito a casa di fretta
mi prestano anche una bicicletta
Su un ponte rotto rischio il burrone
con una mano freno il cerchione
Arrivo a casa sul "col di lana"
la prima che vedo è proprio mia mamma
Butto la bici la abbraccio forte
la nostra lacrima si confonde
Entriamo in casa mi fa sedere
e la polenta mi va a preparare
La bella notizia si sparge per la via
è tornato Chechi vivo dalla prigionìa
Marino D'Isèp
Dedicata a mio zio Chechi (Francesco) D'Isèp
classe 1920



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Poesia
Giacomina
Sei nata di mattina
ti chiami Giacomina
in quel di Podenzòi
tirar su fieno coi lenzòi (lenzuola di juta)
Papà ti muore presto
l'infanzia passa via
tu badi alla famiglia e anche all'osteria
Sei simpatica e socievole
ma se uno alticcio fa casino
lo sbatti fuori pel cravattino
Sei piccola ma forte
scendi anche a Longarone
gerla piena di carbone
La prima guerra non ti tocca
Mariano è là sul Grappa
quando finisce davvero
torna a casa sul sentiero
Tu per prima lo vedi arrivare
lo vai subito ad abbracciare
Poi gli dici il fatidico sì
e vi trasferite da lì
Prendi casa e terreno a Limana
poi son fulmini e saette
e di figli ne fai sette
Tutti in campagna a lavorare
non mancherà mai da mangiare
Anni quaranta ti barcameni
tra Tedeschi e Partigiani
Nel dopoguerra non sai ancora il perché
la tua casa perde il Re
Cinque su sette poi emigrano
un poco alla volta anche si sposano
In casa hai tutte le foto
anche dei tre che hai purtroppo perduto
Vivi da sola ma ti basti
e di nipoti ne hai proprio tanti
Te li ricordi uno per uno
al compleanno sempre il regalo
Sei sempre simpatica e cordiale
accogli la gente che ti viene a trovare
Passano gli anni e ne fai novanta
con figli e nipoti la festa è tanta
Sei molto anziana hai la badante
te ne vai quindi in un istante
Tutti riuniti dentro e fuori la chiesa
abbiamo perso la nostra stella
Ora tu stai in un loculo alto
che è lo stesso di tuo marito Mariano
Ogni volta che mi fermo là sotto
ti dico ciao nonna
mi hai lasciato un bel ricordo
Marino D'Isèp
Dedicata a mia nonna Giacomina Furlan, di Podenzoi, classe 1899
Grazie nonna


Poesia
Contatto Umano
Giro solo per questa città
nessuno che mi guarda o che gli va
Decido così di entrare in un caffè
il banconiere di ieri già non c'è
Mi siedo ad un tavolo grande quanto un francobollo
lì guardo fuori da un vetro un poco sporco
La gente va di fretta e non mi vede
uno entra prende un caffè e non si siede
Esco salgo un tram che va elettrico
incontro lo sguardo triste di un vecchio
Si asciuga le lacrime in mezzo alla gente
le altre persone fanno finta di niente
Mi fa pena quel povero pensionato
tra gli altri mi faccio largo e gli vado accanto
"Che succede che la fa così turbare?"
"Proprio ieri è morto il mio amato cane"
Scendo alla stazione ferroviaria
ci stanno dei signori che fanno affari
Gli agenti guardano dall'altra parte
non hanno certo tempo di compilar le carte
Prendo un biglietto e vado al binario
arriva un treno più che centenario
Salgo in carrozza e quasi trasecolo
la gente è vestita come inizio xx secolo
Scendo in una vecchia cittadina
che da chissà quanto il tempo non arriva
Gli uomini si scappellano se passan le signore
queste rispondono con un cenno del capo ed un rossore
Percorro un vialone e mi trovo un locale davanti
entro saluto e mi rispondono in tanti
Prendo un caffè e seduto col giornale
guardo fuori dal vetro la gente passeggiare
Di colpo mi ricordo di un WhatsApp da mandare
mi tasto dappertutto lo smartphone non riesco a trovare
Ma che WhatsApp che Mail che cellulare
qui alla gente non si messaggia
qui le persone le si va a trovare...

Marino D'Isèp

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C

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Poesia
Acqua
Acqua trasparente
acqua di fonte e di sorgente
acqua di tutti i giorni scende dal cielo e nutre i campi
acqua della quale non siamo mai stanchi
acqua per il lavoro
acqua per il bestiame
acqua per il barista e per lavare
acqua che non la fermi
acqua assassina
acqua che ti lavi il viso la mattina
acqua di lago
acqua di fiume e di torrente
acqua di mare che ti fa pescare
acqua per la sete
acqua per il corpo
acqua che se manca ti fa torto
acqua che ti illumina
acqua di gavettoni
acqua nella ciotola per i gatti e per i cani
acqua sprecata
acqua battesimale
acqua per la pasta e poi ci metti il sale
acqua che nell'arsura bevi e scende
e ti sembra di mandar giù un serpente
acqua ormai trita e ritrita
acqua che se manca finisce la vita
Marino D'Isèp




Poesia
Il treno
Il treno va
il treno corre e va
attraversa castelli mulini e città
il treno non si ferma è una locomotiva
si sa quando parte non si sa quando arriva
Parte sbuffando emette vagiti
due sberlette e sono finiti
All'inizio son tutte meraviglie
poi si mette a giocare alle biglie
prende corsa e le ginocchia si pela
e d'estate sta fuori la sera
Salgono ragazze poi sono donne
lui le osserva sotto le gonne
poi rallenta e son altri vagiti
da tutti quanti sono graditi
Sbuffa arranca quanta fatica
non è possibile sia tutta salita
Spiana finalmente e può stare in pace
questa situazione adesso gli piace
Ora rallenta va pian pianino
lui approfitta e si mangia un panino
Entra in un tunnel è quasi fermo
la locomotiva non emette un lamento
Dal suo camino esce fumo bianco
adesso inizia ad essere stanco
A questo punto gli arriva un pensiero
Mi sa che stavolta sono arrivato davvero

Marino D'Isèp

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Poesia cattiva
Madre
Mi hai partorito per ultimo di mattina
eravamo terzo e quarto dopo due,
una sorella baby sitter, l'altra,
mamma a tutti gli Affetti.
Lavoravi come un uomo tutto il giorno:
stalla fieno conigli galline
orto campo vendemmia e falciatrice.
Ci voleva un fisico bestiale
a te non mancavano cattiveria e grinta.
Ero molto vivace e inventavo piccoli disastri
tu sapevi sempre che ero stato io.
Vedevo i tuoi occhi cambiare
l'Amore diventava Odio.
"Stasera ti prendo!" Dicevi mentre scappavo.
Sotto alle coperte mi riparavo come potevo.
Le tue mani erano come magli
che modellavano tenero metallo.
Vedevo stelle senza guardare il cielo
sentivo male ma non piangevo.
Qualcuno ha chiesto:
descrivi la tua mamma.
Una sola risposta...
Mike Tyson.

Marino D'Isèp
(Ahia! Basta!)



Poesia

Amore
Lei gli teneva le mani
Lui la guardava con occhi dolci
sapeva di avere ormai poco tempo
La differenza di età non era mai stata un problema
Lui godeva la freschezza di lei
Lei apprezzava la maturità di lui
Quando facevano all'Amore
le loro menti si cercavano e si sintonizzavano
I
baci
intensi sublimavano il momento
I loro corpi si univano amplificando emozioni e sensazioni
Due cuori diventavano un solo cuore
L'Amore li avvolgeva interamente e li portava in una nuova e bellissima dimensione
Si guardavano con gli occhi umidi
Le mani di lei non volevano lasciarlo andare
Lui le disse: "Quando tornerà la serenità promettimi che ti rifarai una nuova vita, promettimi"
Gli occhi di lei si riempirono di lacrime
Il viso di lui vampò di calore
Poi il suo respiro si fece affannoso
la sua bocca si aprí cercando l'aria nella stanza
Lui la guardò e le disse le ultime parole:
"Lasciami andare Paola... lasciami andare"
Lei strinse ancor piú forte le sue mani ed abbassò la testa
Le lacrime gocciolarono il pavimento
Le forze lo lasciarono
se ne andò il respiro
Lei gli lasciò le mani
lo abbracciò più forte che mai
e lo baciò per l'ultima volta
con tenerezza

Marino D'Isép




Poesia Rap

Diretto come un treno
Diretto come un missile
Diretto come un siluro
Diretto come un pugno
A volte sembro senza tatto
ma è così che sono fatto
Il tempo non voglio perdere
Del tempo non voglio parlare
Io non dico niente
finché non mi chiedono un parere
così inizio a parlare
poi non mi devi criticare
Ti arriva dritto nei denti
E' così che lo senti
Non posso farne a meno
perché sono sincero
Forse è meglio Pietro?
Che ti rinnega dietro?
Non dico che devi accettare
però ti faccio pensare
Per me è tutto come prima
ho fatto anche la rima
Per me non cambia niente
è stato divertente
Marino D'Isèp



Poesia
La sfida

Mio padre un emigrante
tornava a dicembre sempre
Portava qualche regalo
a volte un poco strano
Portasigarette dentro un pallone
accendini grossi per accenderne un milione
Corna di cervo da appendere a parete
piccoli portamonete chiusura con magnete
Cioccolata tanta da fare male ai denti
io e mio fratello di quel male eravam contenti
Poi quarzo di roccia che sembrava un tesoro
tanto luccicava che sembrava oro
Ogni anno provava a fare il panettone
pasticcere non era riusciva molto mattone
Poi faceva vedere del lavoro qualche foto
per accontentarlo mi fingevo interessato
Ci insegnava quindi a giocare a carte
non quelle di Napoli ma quelle Trevisane
Poi iniziavano subito le sfide
per me erano disastri e sconfitte
Per quanto mi impegnassi
giocavo male carichi ed assi
Decisi così di ben studiare
il veloce mulinare di mio padre
Quando mi sentii pronto
chiamai e lo sfidai al gioco
Io giocavo veloce niente tempo per pensare
lui rimase sorpreso non riusciva ad ingranare
All'ultima mano i punti erano pari
era come una sfida tra due pistoleri
Lui fece il suo gioco io feci il mio
rimase molto sorpreso avevo vinto io
Mi guardò negli occhi e gli scappò un sorriso
guardandomi ancora fisso poi mi disse
bravo
Marino D'Isèp
Se i vostri figli, ad un certo punto, vi superano,
non prendetevela a male, ma ditegli Bravo

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Poesia

L'Angelo che non ti aspetti

Un giorno Lui lo mandò sulla terra
aveva il nome di un Imperatore
Era alto quasi due metri
gli occhi aveva verde chiaro trasparenti
Era corvino e riccioluto
e non si era mai rasato
Con la mole che aveva
nascondersi non poteva
Stava immobile per ore
era un Angelo Castigatore
Quando le ali apriva
il sole giallo spariva
Iniziava a volare con un salto
e veleggiava con vista di falco
Quando vide quella gente
Il suo compito capì immediatamente
Scese in picchiata ed atterrò di bòtto
causando quasi un terremoto
Aveva le mani molto grandi
iniziò subito ad usarle
Sberle e ceffoni ai più coglioni
tirate di orecchie ai più fetecchie
Tirò fuori il suo urlo di guerra
finirono tutti spaventati a terra
Iniziò poi a requisire armi
sfidando tutti i loro sguardi
Poi si presentò
Volete sapere chi sono io?
Mi chiamo Adriano, sono il Flagello di Dio!
Per questa volta vi ho graziato
la prossima volta torno incazzato
chi vuol venirmi in pace a trovare
in Sinistra Piave deve andare
Sorrisi per tutti e cortesia
quella è proprio casa mia
ma se venite con cattive intenzioni
vi prenderò a cazzottoni
Dio mi ha dato facoltà
Io per questo sono qua
Marino D'Isèp
ogni riferimento a persone o cose è totalmente frutto della mia fantasia, forse







Poesia

Escort
(sottotitolo prostituta)
Ti chiamano come una vecchia auto che mi piaceva tanto
Ricevi poco fuori dal centro
in un appartamento
Al telefono capisco che sei tedesca
Sei subito carina e la tua voce è fresca
Mi aspetto una bionda e mi apre una distinta donna mora
Non sei piú tanto giovane ma attiri ancora
Ti spiego il motivo che mi ha portato a te
Mi fai accomodare e un po' parliamo
Tu allora ti sciogli e dici il tuo perché
Con gli occhi ancora umidi al volo ci capiamo
In bagno mi fai capire cosa fare
Non è il viso che devo lavare
Ti ritrovo trasformata in "femme fatale"
I soldi li vuoi anticipati
Io già li avevo preparati
Mi porgi un preservativo in busta
Sicurezza è la cosa giusta
A voce mi dici il tuo "menù"
Gli extra costano di piú
Mi chiedi cosa vorrei fare
Ti guardo negli occhi
Rispondo
che ti vorrei abbracciare.
Marino D'Isèp
Ogni riferimento a persone o cose è totalmente immaginario



Poesia


Pedala

Faccio il corridore
pedalo per ore
sole pioggia o tira vento
io sto sempre sempre correndo
Mi alzo presto la mattina
pasta riso e bistecchina
Bicicletta preparata
ci sto sopra la giornata
Oggi in gruppo siamo tanti
sono al vento e sto davanti
Per fortuna c'è pianura
quella non mi fa paura
Ora inizia la salita
dovrò far tanta fatica
Arrivo in vetta è finita l'ascesa
ci buttiamo giù in discesa
Andiamo giù a capofitto
ogni curva è un pericolo
Uno cade e striscia forte il culo
riprende e pedala più forte di un mulo
Arriva l'ultima asperità sono con i primi e poi chissà
Spingo forte sui pedali
il sudore gocciola gli occhiali
Ecco qui l'ultima rampa
sento ormai le gambe in fiamme
Siamo in due per la vittoria
solo ad uno spetta la gloria
Ai 150 lui parte di scatto
io rispondo come un gatto
A stargli dietro ci riesco
al momento buono esco
Lo affianco e sento il suo respiro
la mia catena è sempre in tiro
Siamo quasi sulla striscia d'arrivo

Colpo di reni...

Chissà chi ha vinto

Marino D'Isèp
appassionato di ciclismo



Poesia

Parkinson
(malattia di)
Ti è arrivato che avevi nostra figlia in braccio
Un mignolo ti tremava
Tendinite signora solo tendinite
Iniziò a muoversi la mano
Non si preoccupi non è nulla
Il movimento si estese al braccio
Stia tranquilla signora è giovane
Non è niente di grave
Iniziasti vistosamente a zoppicare
Qualcuno iniziò a dubitare
Il referto era un garbuglio di parole
Lo specialista non ebbe alcun dubbio
Si chiama Morbo di Parkinson
Ti accompagna ormai da quattordici anni
Dove tu vai viene anche lui
Dove va lui vai anche tu
Hai un piccolo tavolo colmo di medicinali
Uno alla volta ti stanno lasciando
La speranza ora si chiama Misericordia
Ti entreranno nel cervello
Due sonde toccheranno la ghiandola morente
Una piccola scossa richiamerà la vita giornalmente
Per te
Per noi
Sarà l'ultima spiaggia d'inverno
anche se non vedremo il mare.
Marino D'Isèp



Poesia

Matto
(sottotitolo matto matto)
A volte sei matto matto matto
e ti inventi di parlar polacco
e lo fai talmente forte
che le parole oltrepassano le porte
Lui ti sveglia alle tre di mattina
e ti dice prendi in mano la matita
Scrivi scrivi freneticamente
scrivi quello che ti passa per la mente
Parole versi e frasi in rima
lo fai di corsa perché arriva mattina
Lui spinge intanto sull'acceleratore
non ti accorgi che passano le ore
Il foglio bianco si riempie un po' alla volta
poi qualcuno si affaccia alla porta
Ti chiede a quell' ora cosa fai
Non lo so preferisco che te ne vai
Parole parole che fanno sostanza
il tuo cervello non ne ha mai abbastanza
Un poco alla volta si compie il tuo fato
ora sei anche un poco spossato
Le frasi scritte le leggi e le rileggi
così mano a mano le correggi
Anche stanotte ti ha fatto dormir poco
ti senti stanco di tutto quel lavoro
Dalla porta d'improvviso entra il gatto
Ti guarda e dice: sei proprio matto matto.
Marino D'Isèp
Dedicata a me stesso



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Poesia

Senza titolo
Ti ha dato della puttana
non ti sei mai fatta pagare
Ti ha dato della troia
non sei mai stata con nessun altro
Ti ha detto che non sai fare niente
fai tutto tu
Ti ha detto che non sei una buona madre
i tuoi figli ti adorano
Ti ha detto che spendi troppo
sai far quadrare i conti
Ti ha dato della stupida
a scuola avevi bei voti
Ti ha preso per il collo davanti ai vostri figli
Ti ha sputato in faccia e ti sei asciugata con la mano
Ti ha preso a schiaffi sul viso
lo hai guardato negli occhi senza paura
Ora basta!
Lo hai denunciato
è stato allontanato
Hai ricominciato a vivere
Ti rifarai una vita nuova e non da sola.
Marino D'Isèp
Dedicato a tutte le donne
vittime di violenza in casa




Poesia


"L'incontro"

Mi mettono le bende alle mani sperando che non si rompano
poi mi infilano i guantoni e faccio riscaldamento per iniziare pronto
Non devo andare giù dopo un secondo
Mi vengono a chiamare che son già sudato
faccio la passerella e sento un boato
Salgo sul ring e mi aprono le corde
nell'altro angolo potrebbe esserci la morte
L'arbitro mi dice che le regole devo rispettare
non è di me che si deve preoccupare
Mi tolgono l'accappatoio color oro
suona il gong ed inizia l'incontro
Lui parte con un diretto improvviso
provo a schivarlo ma mi prende in pieno viso
io provo a colpirlo pieno di intenti
un montante da sotto mi fa saltare il paradenti
L'arbitro interviene e ogni tanto ci stacca
il mio sangue che esce gli imbratta la faccia
L'incontro va avanti che è già segnato
poi finalmente becco l'altro sul naso
Lui ride e mi dice " ti conviene mollare "
Lo guardo negli occhi e rispondo

"Io non mollo, piuttosto mi faccio ammazzare!"

Marino D'Isèp
Mai mollare


C

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Salve a tutti, stamattina presto mi è uscito questo scritto che è una via di mezzo tra il racconto e la poesia.
Grazie a quanti lo leggeranno
La solitudine del tennista
Palleggio un poco in un campo secondario
il mio allenatore mi dà le ultime indicazioni
Di là della rete c’è un ragazzino di talento
magari tra un paio d’anni me lo troverò contro
Mi avvisano che l’incontro precedente il mio è terminato
rimetto la racchetta nella sacca assieme alle altre
e mi avvio nello spogliatoio del campo centrale
Lo stanzone è unico e lui è già lì
Ci ignoriamo ma lo guardo
E’ alto e muscoloso e si sta infilando i polsini per il sudore
Io intanto mi cambio le scarpe e i calzini e non lo guardo più
Mi concentro e penso a quello che mi ha detto il mio allenatore:
ricordati che è mancino e quando servirà dovrai tenerne conto
Ci dicono di entrare in campo
metto la sacca in spalla
oltrepasso il tunnel e mi offro alla folla che applaude e urla
come in una arena del passato
Inizia il riscaldamento di rito
l’altro cerca già di impressionarmi colpendo forte
E’ la sua tattica e lo fa con tutti
Scegliamo il campo con la monetina
Lui vuole stare sotto la sua curva e allora io scelgo di rispondere
I primi scambi sono già violenti
La palla sibila sopra la rete e quasi tocca le righe
Il pubblico applaude e partecipa ad ogni scambio
il bestione arrota la palla come pochi
rimbalza alta e mi tiene lontano dalla riga di fondo
Io gli rispondo colpo su colpo ma a metà del primo set mi “brecca”
E’ in vantaggio e devo fare qualcosa ma niente sembra scalfirlo
Il mio coach dalla tribuna mi fa segno di spingere
“Spingi un cazzo!” Gli rispondo “Sono già al massimo!”
Inizia il soliloquio
Mi parlo mi consiglio mi incito, bestemmio pure
Il pubblico si accorge della mia difficoltà e mi applaude
Vuole che reagisca altrimenti il match finisce presto
Ha pagato il biglietto e vuole spettacolo
Il primo set lo perdo
Prendo tempo e chiedo una pausa fisiologica
Non mi scappa niente mi chiudo in bagno e seduto sulla tazza con le mani sul viso penso
Passato un minuto rientro in campo cambio la racchetta e servo
La palla rimbalza esterna e lui risponde come può
alza gli occhi e mi trova già a rete
Gli faccio una volée e metto la palla all’incrocio delle righe
Lui mi guarda sorpreso
Ho fatto centro
Al secondo scambio gli faccio un attacco “bastardo”
il mio controtempo lo sorprende in pieno
Seconda sorpresa
Non rispetto più gli schemi prefissati e seguo il mio istinto
il pubblico è con me e mi incita ad ogni scambio
Il mio allenatore urla cose e neanche lo sento
Il bestione dall’altra parte mi guarda ed io ad ogni punto vinto lo sfido con gli occhi
Il secondo set lo faccio mio e il pubblico ruggisce
Avrà ancora da divertirsi
Al terzo set la stanchezza inizia a farsi sentire
Sto battagliando da due ore e mi devo nutrire
mangio una banana e bevo integratori
Durante un cambio di campo la musica suona: “Lo spettaaacolo deve ancora cominciàre”
Il mio allenatore mi incita, ha capito che ormai è una battaglia di nervi
Ad ogni cambio campo la folla urla di tutto
io la sento ma non ascolto
Il gioco va avanti e siamo sempre pari però aumentano gli errori
vincerà chi meno sbaglia
Sto molto attento ad attaccare
intesso la trama poi vado a rete
Acido lattico nelle gambe anche il bestione ne risente
Lui al servizio fa un doppio fallo è arrivato il mio momento devo perciò stare attento
Schizza la palla verso di me la colpisco con più forza che ho
Faccio il punto e mi porto in vantaggio il prossimo scambio sarà decisivo
Gli servo sul dritto che lui è mancino
poi alla rete arrivo vicino
la palla mi sta arrivando addosso
cerco di fare quello che posso
Faccio volée e lui deve avanzare
il pallonetto è costretto a fare
la palla va in alto poi prende la riga
pareva mio punto invece che sfiga
Gliela ributto dall’altra parte
lui la rincorre e la ribatte
Con il rovescio la taglio “bastarda”
lui fa fatica ma riesce ad alzarla
Pianto le gambe e la picchio forte
sembrava fatta ma lui la prende
Gli stampo un dritto sulla riga di fondo
poi vado a rete ora lo sfondo
Lui me la tira ancora al corpo
mi sposto
stop volley
ed ecco il trionfo
Alzo le mani la folla mi vuole
come un moderno gladiatore
Sono contento mi guardo attorno
anche stavolta ho vinto da solo
Marino D’Isèp
appassionato di Tennis

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Soliloquio

Perché lo fai?
Cosa?
Scrivere...
Perché me lo dice Lui...
Lui chi?
Lui Lui
Ma allora Lui esiste... E com' è?
Difficile dirlo...
È difficile dirlo oppure è Lui difficile?
A volte è Lui difficile
Perché?
È esigente, e poi fa quello che vuole...
Non riesci a farlo ragionare?
È quello il bello, ragiona troppo, e poi non è solo
Cosa vuol dire non è solo?
Beh, vuol dire che ha differenti personalità
Quindi?
Quindi non so mai con chi ho a che fare...
E come ti regoli?
Lo prendo come viene
E come viene adesso?
Calmo e riflessivo, sto scrivendo...
E poi?
Poi c'è quello artistico,
quello socievole,
quello solitario, e così via...
E ti trovi bene?
Di solito si, c' è solo uno che mi fa paura
Quale?
Quello cattivo
È anche cattivo?
Lui non è cattivo, lo fanno diventare, a quello è meglio stargli alla larga, non scherzo
E come fai a sapere quando diventa cattivo?
Basta che gli guardi gli occhi, tutto sua madre
Non ci credo...
Vuoi provare?
Rischio qualcosa?
Molto...
No, allora no, lasciamolo dov'è , ma esce spesso?
No, solo quando serve,
non ti accorgi subito, non ti lascia il tempo
Torniamo allora a noi, cosa fai?
Scrivo
Perché?
Perché me lo dice Lui
Lui chi?
Lui Lui.

Marino D'Isèp



Poesia
Titolo: Poesia ubriacca
(sottotitolo hic!)
Ci era una volta una occa che si credeva intelligente ma era farlocca (hic!)
Questo lo si capivva ogni volta che apprivva la bocca (hic!)
Quando dava aria ai polmonni(hic!)
rompeva tanto i maronni(hic!)
La sua inioranza era tale(hic!)
che si potevva dire sesquipedale(hic!)
Credeva si averre una gran mente(hic!)
ma non sapevva di niente(hic!)
Parlavva sempre di sole e pioggia(hic!)
e questa erra la sua foggia(hic!)
Di viso erra anche bellina(hic!)
e si mettevva sempre in vetrina(hic!)
Si credevva moralmente intonsa(hic!)
invece era una gran stronsa(hic!)
Purtroppo un uomo lo ha trovatto(hic!)
e tutti i giorni lo ha bastonatto( hic!)
Lui un giorno stuffo è andatto al mare(hic!)
e la ha mandatta a c.....e! (hic!)
Ora lei vive in una casa ummida(hic!)
e non sa ancorra di essere stuppida...hic!
Marino D'Isep
Ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale.

Commenti:





Poesia

Savana
Eravam nella savana
professionisti
matti
e figli di puttana
Il nemico era i ribelli
solo e sempre sempre quelli
Armi pulite e ben oliate
pronte cariche e preparate
Professionisti eran gli Inglesi
Addestrati anglosassoni e leali
sempre sudditi Reali
Gli Scozzesi erano i matti
quelli andavano sempre avanti
Figli di puttana quelli dell'est che i padri
se li sarebbero giocati a dadi
Se occorreva un colpo di mano
si tirava bombe a mano
Il cecchino che ti copriva
ti salvava a volte la vita
Iniziava l'avvicinamento
era buio buio pesto
Con alle spalle il sole
iniziava cosí l'azione
Crepitavano le armi
iniziavano gli allarmi
Il nemico non teneva
dopo ore si arrendeva
Mi toccavo tutto il corpo
per veder se fossi morto
Cazzo vivo anche stavolta
è andata ancora una volta storta...
Marino D'Isèp
Questa poesia è totalmente frutto della mia fantasia.


Poesia/Racconto
Savana 2
Mi fa chiamare il Comandante
che manco era sorto il sole
Stropiccio gli occhi sotto la tenda
tra poco farà un gran calore
Sciacquo il viso con la borraccia
e penso subito a un faccia a faccia
Invece davanti a quel tipo bislacco
sto sull' attenti con quel ciccione del Polacco
Sento odor di fregatura e il Comandante me la tira
"C'è un villaggio a un giorno da qui
Voi dovrete andare lì
dovete andarci di soppiatto e portarmi fuori un matto"
"Fate un po' come vi pare
questa missione dovete fare"
Io e il Polacco ci guardiamo
in francese gli dico andiamo
Cartina in mano dettagliata
ci mettiamo una giornata
Aspettiamo la notte stellata
senza Luna programmata
Fa capolino la prima stella
non c'è che qualche sentinella
Decide di andare avanti il Polacco
perché si muove come un gatto
Col pericolo immanente
gli attacco dietro un catarifrangente
Lui va avanti piano piano
io lo tengo sotto tiro
Neanche arriva a metà cammino
non lo vedo più nel mirino
Il mio dito va diretto
tiro forte il mio grilletto
Lo sparo si sente dappertutto
meglio scappar via di brutto
Il Polacco arriva trafelato
una Bestia alla spalla lo ha graffiato
I proiettili attorno ci vorrebbero fottere
noi pensiamo solo a correre
Dentro a un fiume ci buttiamo
la corrente ci porta lontano
Al primo ramo che sento mi attacco
stessa cosa fa il Polacco
Ci tiriamo fuori da lì
aspettiamo che faccia dì
Guardo ora la sua ferita
quattro segni fondi due dita
La riparo alla bell'e meglio
poi iniziamo a tornare indietro
Io gli chiedo "Cazzo era?"
lui mi dice "Di sicuro una Jena
Se non c'eri tu a sparare
a quest'ora ero al Creatore"
Torniamo al campo io e il Polacco
esce subito il Comandante bislacco
"Allora dove essere la mia preda?"
"Vattela a prendere è ancora lì da ieri sera"
Manca poco a Natale e mi sento suonare
chiedo a mia moglie se aspetta qualcuno
Apro la porta e vedo un maturo grassone Polacco
grande Sorpresa mi porge un pacco
"E' un dolce delle feste lo ha fatto mia moglie
in questi anni ha avuto tre doglie
Tre figlie bionde mi sono arrivate
ma senza di te non sarebbero mai nate..."
Marino D'Isèp
Gratitudine
Questa poesia/racconto è totalmente frutto della mia fantasia

Commenti:


Poesia breve

Il giorno dei Morti

Il giorno dei Morti si avvicina
Ricordiamoci dei nostri cari defunti
Puliamo le loro dimore e mettiamo dei fiori freschi
La stagione è ancora buona
Guardiamo le loro foto e ricordiamoli
Ognuno col proprio personale pensiero
I credenti reciteranno una preghiera
e chiederanno di essere protetti
Perché i morti proteggono i vivi
Sempre
Marino D'Isèp


Poesia

Come il mare sto,

e dipendo dal vento.

Marino D'Isèp



Poesia

               GIORGIA

Olivastra scarmigliata e mora
vestita candida da suora
ride scherza ed è carina
e fa girare la pallina
offre pranzi e cene ai tavoli
tenendo ben conto dei poveri diavoli
niente la fa più felice che sia 
di stare al reparto psichiatria
un reparto che pare una bolgia
ma che piace tanto a Giorgia.

Marino D'Isèp



Poesia

Gemelli diversi
C'era una volta un fratello
che aveva un proprio gemello
Al momento del parto usò un trucco
per farlo uscire primo dal buco

Una volta usciti
furono ben bene ripuliti
La mamma era una donna forte
riprese subito le forze

Due sorelle stavan con loro
e li accudivano tutte le ore
Crescendo poi andaron all'asilo
dove tanto si divertirono

Sempre uguali erano vestiti
e da tanti eran scambiati
Passavano il tempo a giocare
arrivò poi la scuola elementare

Uno i compiti faceva
l'altro invece li copiava
La mamma si accorse del trucco
e per dividerli fece di tutto
A scuola erano separati
a casa invece sempre accoppiati
Medie e Superiori pronti via
ognuno scelse la sua via

Proprio fu in quella occasione
che iniziò la divisione
Venne il servizio militare
ognuno per suo conto lo dovette fare

Uno pensava e parlava poco
per l'altro era tutto un gioco
Proprio in quei giorni là
svilupparono personalità

Tra loro non parlavano mai
tranne quando c'erano guai
Anche oggi va così
e non solo il venerdí
Oggi siam sempre fratelli
però siamo i gemelli diversi

Marino D'Isèp




Poesia

E in questo rigido inverno
 
cammino scalzo
 
nudo
 
e controvento.

Marino D'Isèp




Poesia

           A Cinzia

         ... i tuoi occhi splendono

Marino D'Isèp




Poesia

                GESU'

In principio era un piccolo lago
 
Mano a mano aumentò di dimensioni
 
Divenne poi mare e si trasformò in oceano
 
Lui non c'è più    ma l'oceano è rimasto. 

Marino D'Isèp

 
 
 
Poesia

             All'Infinito
 
L'infinito è nel mio pensiero
ogni volta che partiamo mi porta in ogni dove
ed ogni viaggio dal precedente è diverso. 
Infiniti percorsi
Infiniti colori
Infinite sensazioni
mi fanno emozioni provare
sentimenti sentire
orizzonti mirare.
La solitudine mi accarezza
Il mio corpo si scioglie
Il mio guardo si riempie
La solitudine si compie.

I miei desideri si avverano      all'infinito

Marino D'Isèp




Poesia
 
               Quanto vorrei
 
Sdraiato sto
in un letto speciale
che da molto tempo mi fa respirare,
non muovo la testa e con lei tutto il resto
il mio piccolo mondo ce l'ho tutto attorno.
Ho perso ormai il conto,
sto qui ormai da anni non so dire quanti.
Mi lavano il corpo il culo ed il viso
e con sofferenza gli faccio un sorriso.
Mi chiedo però se non fosse il caso
di sbattere gli occhi e di chiedere un ago. 

Marino D'Isèp


  
 

Poesia


Il cavaliere spinse dolcemente la sua spada
 
la donzella
 
perse la verginità. 

Marino D'Isèp



 
 
Poesia 
 
 
Se scrivi una poesia falla leggere,
 
ad un amico sensibile 

Marino D'Isèp

 
 
 
Poesia 
 
 
               2 novembre
 
Oggi è il giorno dei morti,
i cimiteri sono in fiore,
le persone si ritrovano nei camposanti
per ricordare i loro cari e scambiano qualche parola:
come va?...Come stai?...Come state?
Oggi, i cimiteri non sono lande desolate e luoghi di morte,
oggi i cimiteri sono luoghi di vita...
 
Oggi i cimiteri vivono! 
 
 
     Marino D'Isèp
 
 

Poesia

"La corsa"

Mi fanno segno che la macchina è pronta
Infilo il sottocasco e sistemo i capelli
Mi chiudo la lampo della tuta rossa che indosso
poi metto il casco nuovo fiammante stringendolo sotto
Salgo e mi infilo nel sedile su misura
l'addetto mi attacca forte le tante cinture
Mulino nell'aria il dito indice della mano destra
mettono in moto e sento il rumore della belva
Tiro giù la visiera e mi dicono "Vai!"
esco e guardo a sinistra per evitare guai
Faccio un giro piano e mi metto in posizione
nel giro di riscaldamento il pubblico va in ebollizione
Mi fermo al mio posto che sono il secondo
davanti a me c'è sempre quello solito
Il semaforo è rosso il motore urla
Il rosso si spegne schiaccio e sento la spinta
In fondo al rettilineo destra e sinistra
quello davanti sta già andando via
Mondo porco mi ha sempre battuto
cerco di stargli attaccato al culo
Tutta la corsa va avanti in questo modo
per superarlo sembra non ci sia approdo
Studio per bene ogni sua traiettoria
questa volta voglio io la vittoria
Ultimo giro la folla sventola bandiere
gli do giù di grinta non voglio mollare
Penultimo rettilineo gli sto proprio sotto
sono così vicino che quasi lo tocco
Freno volontariamente all'ultimo istante
ora io e lui siamo fianco a fianco
Sto all'interno e accelero prima
scappo via e sono primo sulla linea!
Alzo un braccio col dito al cielo
l'ho battuto sono arrivato primo
Lui mi affianca e fa segno di tirar su la visiera
Lo facciamo
Mi guarda
Sorride
Mi vedo io allo specchio...
Marino D'Isèp


Poesia

Follia

Manco te ne accorgi
che la follia arriva
Poi te la devi tenere
compagna di una vita

Marino D'Isèp
dedicata ad Alda Merini


Poesia
"Regina di Picche"
La Regina di Picche
si sveglia e fa scintille
La colazione a letto
la porta il suo Alfiere prediletto
Entra poi nella stanza da bagno
e si chiude perfidamente dentro
La formula magica recita
è pronta ad andare in scena
Prende l'auto di color nero
in strada fa fiamme e fuoco
Ecco giunge ed entra sul lavoro
dove sempre non saluta nessuno
Sa di essere la favorita
muove piano le sue dita
Se vede qualcuno chiacchierare
lo va subito a raccontare
Insieme al suo compagno
tesse la tela come un ragno
Fa questo a discapito degli altri
per avere i suoi lauti guadagni
Il suo Alfiere ha legato a doppio filo
da anni gli ha promesso un figlio
Ma un figlio non può arrivare
la Regina di Picche non può figliare
Prosegue la giornata
la tela è bell'e fatta
Dentro quei fili appiccicosi
son finiti tanti colleghi
La Regina è soddisfatta
la sua cattiveria è così sfogata
Ora rientrerà nella sua dimora
con l'immancabile auto nera
Giunge a casa da sola
il suo Alfiere arriverà dopo
Fa il giro delle sue vuote stanze
anche oggi si sente "grande"
La magione è spaziosa e nuova
lei non si sente mai sola
Fuori c'è un pozzo con il secchio
ma dentro non c'è neanche uno specchio
Marino D'Isèp
pura fantasia


Poesia/racconto

Diamanti rossi


Una miniera di diamanti

che faceva gola a tanti

Finita in mano a dei ribelli

non andava bene a quelli


Da un laghetto pieno di fango

tiravano fuori un bel guadagno

Uscivano dall'acqua pietre miste

da dare poi agli specialisti



Guardie armate dappertutto

ingaggiamo noi di brutto

Colpi e raffiche assordanti

a cadere sono in tanti


Gran casino tutto intorno

io che raffico più che posso

Bombe e schegge di granata

due mi arrivano in una gamba


Scottano bruciano da matti

ma non posso non devo fermarmi

Butto un paio di fumogeni

in maniera da nascondermi


Quindi arriva l'aeroplano

quello fa il colpo di mano

Tutti giù a coprirsi la testa

mi ritrovo pieno di terra


Ora chi ha paura scappa

gli spariamo qualche raffica

Si rialza chi ce la fa

sangue e spruzzi di qua e di là


Beviamo tutti dalla borraccia

la mia è stata anche bucata

La bocca aperta ora respira

poi mi guardo la divisa


ora le schegge ben le vedo

ma dolore non ne sento

Chiamo forte l'infermiere

quello non mi può sentire


Sul petto ho una macchia rossa

il calore mi impossessa

Cerco il buco con la mano

non lo trovo sono sano


Quel sangue non saprei di chi era

ma una cosa è chiara e certa

Da quel giorno in quel lago che sembrava un fosso

non metterò più niente di rosso


Marino D'Isèp

questa poesia/racconto è frutto della mia fantasia ed immaginazione



Poesia
Senza titolo
C'era una volta una mamma
era smilza e magra magra
Aveva due figli maschi
imponeva a chiunque di non toccarli
Era pronta a fregare il vicino
per dare il meglio al suo piccino
E per favorire il più grande
avrebbe lasciato gli altri in mutande
Il marito era cucco e troppo buono
lei lo aveva ridotto giù di tono
Lui le portava l'acqua con le orecchie
lei se ne faceva beffe
Un giorno lui stufo le rispose
lei gli disse di prendersi le sue cose
Di tornare pure ad abitare
nella sua casa familiare
Lei lo disse con degli ospiti presenti
che rimasero stupiti senza commenti
Lui abbassò le orecchie e stette muto
gli ospiti contrariati se ne andarono subito
Ma la più bella che fece la mamma matriarcale
fu andare in ludoteca ed un gioco cercare
Il figlio piccolo le aveva detto
che quel gioco piaceva a un amichetto
Piuttosto che lasciarlo a quel bambino
si presentò in ludoteca in largo anticipo
Richiese di corsa quello svago
e lo portò al figlio che era ignaro
Il bambinetto la guardò basito
"Quello non è il mio gioco preferito"
"Non importa bello a me non frega un c....
importante è che non l'abbia avuto quel bastardo"
Fu così che tutta orgogliosa
andò allo specchio e si mise in posa
Lo specchio si ricoprì di brina
ed apparve la scritta : Quanto sei meschina!
Marino D'Isèp
meschinità
Questo scritto è frutto della mia fantasia


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"Gli Auguri di Marino"
Ollio e Stanlio
avevano mangiato dell'aglio
La cosa potrebbe sembrare anche ridicola
se non lo avessero ingoiato assieme a una particola
La particola gliela aveva data Don Fragomelica
che gli stava facendo una bella predica
La predica gliela stava facendo
ma nessuno dei due stava attento
Ollio e Stanlio erano distratti
da una terribile banda di gatti
Quei gatti rossi facevano comunella
e buttavano tutta la gente della chiesa per terra
Ollio li richiamò a gran voce per farli smettere
arrivarono i gatti e fecero anche lui cadere
Ci provò allora senza successo Don Fragomelica
mentre Stanlio sotto i baffi sottilmente rideva
Ollio disse al compagno: "Prova tu a portarli fuori da questa chiesa!"
Stanlio si tolse la "bombetta" e si grattò con una mano un po' la testa
Aprì poi calmo una scatola di sardine
e si fece da tutti i mici seguire
Don Fragomelica ed Ollio si guardarono stupefatti
Stanlio era riuscito a far uscire tutti i gatti
I gatti che seguitavano a mangiare
si girarono tutti assieme e dissero : " Auguri!! Buon Natale!!"
Marino D'Isèp





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Racconto breve
"La scintilla"
Lui andò al negozio di mercerie.
Aveva necessità di una tenda da interni.
Il colore ce lo aveva già in mente: un blu elettrico fiammante.
La titolare lo indirizzò dalla sua sarta che stava cucendo a macchina nel retrobottega.
Lui la guardò per un po' lavorare, lei nel rumore non si era accorta della sua presenza.
Lo vide ed alzò il piede dal pedale elettrico.
Gli occhi scuri di lei guardarono gli occhi scuri di lui.
Lo salutò con un "Buongiorno" e gli chiese in cosa potesse essergli utile.
Lui ricambiò il saluto e le spiegò della tenda da interni.
Lei gli fece vedere il campionario ben assortito, lui voleva fortemente una tenda in velluto blu elettrico.
Individuò subito il colore ed il tessuto e ci passò sopra il dorso delle dita.
"E' morbido come il pelo di una talpa, ha mai toccato una talpa?"
"Sì, una volta l'ho toccata, era morbidissima".
"E' per quello che mi piace il velluto liscio, non mi stancherei mai di accarezzarlo".
Si accordarono per prendere le misure a casa di lui.
Lei era veloce e pratica del suo lavoro e non ci mise molto.
"Fra tre giorni ripasserò con la sua tenda imbastita"
"Benissimo, la aspetto allora".
Lei suonò da lui.
Lui uscì, la vide e le sorrise, lei ricambiò il sorriso e lo salutò.
"Ecco la sua tenda blu, l'ho quasi finita ma prima voglio fare una prova, non si sa mai.
"Prego, faccia pure, le do una mano se vuole..."
La sarta iniziò ad armeggiare con la tenda che pesava non poco, la tela era spessa.
Lui la aiutava reggendone il peso, poi le mani di lei iniziarono ad agganciare la tenda in alto, gancio dopo gancio.
Lei iniziò da destra, lui fece altrettanto da sinistra.
La mano sinistra di lei e la mano destra di lui, si toccarono.
Nessuno dei due si scusò con l'altro e continuarono il lavoro.
La tenda andava bene, bastava fare qualche piccolo ritocco e sarebbe stata perfetta.
I due iniziarono a smontarla, lei l'avrebbe riportata al negozio ed in breve l'avrebbe completata.
Nello smontaggio la mano destra di lui incontrò nuovamente la mano sinistra di lei.
Come in precedenza non si scusarono e continuarono, lui però notò con la coda dell'occhio un lieve sorriso di lei sulle labbra, allora il suo sguardo andò alla mano sinistra che aveva appena toccato e non vide anelli.
Lei uscì con la tenda blu elettrico che fuoriusciva un poco da un borsone, si salutarono cordialmente.
Lui in quei due brevi tocchi di mano aveva sentito "la scintilla".
Aspettò qualche giorno per vedere se la scintilla perdurava, così fu.
Decise perciò di scrivere per lei queste righe.
Domani gliele porterà.
Marino D'Isèp / 25 dicembre 2022
quando scocca la "scintilla"



Poesia:
La mano che ti teneva stretta
Salendo gradini scoscesi
mettemmo scarponi ai piedi
L'inesperienza mi accomunava a te
ma in due facevamo per tre
Chi dei due avanti andava
stringeva la mano dell'altro e tirava
A volte una piccola sosta
ci permetteva di riposare le ossa
Una caduta ci sbucciava un ginocchio
proseguivamo macchiati di rosso
Andavamo in alto sentendo la fatica
nascondendo all'altro la situazione critica
Il percorso a volte dava respiro
tra di noi ci scappava un sorriso
Guardai in alto e vidi la cima lontano
tu invece inciampasti e persi la tua mano
Tramontasti come il sole all'orizzonte
io al buio cercavo le tue impronte
Fu tutto inutile mi dovetti rassegnare
dopo mesi smisi di cercare
Non mi rimase che stringer gli scarponi
e rimettermi a scalar gradoni
E mentre salivo verso la mia vetta
guardavo con occhi lucidi
la mano che ti teneva stretta
Marino D'Isèp
Aprile 2023


L’Angelo Custode”

Quest’anno sta finendo

ed il prossimo sarà per me un anno difficile, già lo so,

così ho convocato il mio “Angelo Custode”,



Quest’anno sta finendo

ed il prossimo sarà per me un anno difficile, già lo so,

così ho convocato il mio “Angelo Custode”,

che conosco da qualche anno.

Com’è che lo conosco?

Beh, intanto l’ho riconosciuto.

Come l’ho riconosciuto?

Quando per puro caso l’ho incontrato, si faceva in quattro per accontentarmi, sempre.

Sulle prime ho pensato che fosse una persona gentile e basta,

ma poi ho capito che mettersi al servizio degli altri per lui era una “missione”.

Mica ha le ali in vista eh?

No no, niente ali in vista, niente tunica, di solito veste un grembiule di colore blu,

il mio colore preferito guarda caso.

E poi non è tanto alto, ma bello grosso si, non grasso eh? Ho detto grosso;

e con una capoccia così!

Si si, una testa così voluminosa che ci starebbero dentro due cervelli secondo me,

perché lui non è solo il “mio” Angelo Custode, è l’Angelo Custode anche di altri.

Io l’ho visto all’opera, si prodiga per tutti quelli che ha intorno, senza sosta,

e se promette una cosa la promessa la mantiene.

Direte: facile! Ha qualcuno che lo aiuta lassù in alto…

No no, lui fa tutto da solo. Il compito glielo ha dato il suo Capo lassù, certo,

ma quaggiù l’Angelo si deve arrangiare, e centra sempre l’obiettivo devo dire.

Lui non sa che l’ho riconosciuto, non glielo ho detto perché non ero proprio sicuro,

ma mano a mano che passava il tempo mi convincevo sempre di più che

quello era “Lui”.

Gli ho detto di passare da me oggi con la scusa di un regalo per l’anno nuovo che

sta arrivando…

Ops! Mi suonano!

Lo faccio entrare ed accomodare sul divano del salotto, poi gli faccio il caffè,

so che gli piace bello forte.

Mentre fa il primo sorso dalla tazzina gli dico che lui è il mio “Angelo Custode”

e l’ho riconosciuto.

Meno male che non gli stavo davanti: ha sputato a spruzzo tutto il caffè che aveva

in bocca, dalla sorpresa.

Lui naturalmente nega di essere quello che in realtà è, ha il segreto professionale e

non può dire niente, altrimenti il suo ruolo sarebbe compromesso, è comprensibile.

Non mi perdo d’animo e pulisco il liquido nero che è finito un poco dappertutto,

poi parto con la mia richiesta, mentre lui mi guarda con la bocca aperta per la sorpresa.

Allora (dico io) quest’anno è stato un anno orribile, e non serve che ti dica perché,

sai già tutto, ma l’anno che sta arrivando sarà per me ancora peggio e tu lo sai,

perciò ti chiedo di guardarmi le spalle in maniera particolare, non sto dicendo di trascurare gli altri, ma di avere un poca di attenzione in più per me.

Ce la fai? Me lo prometti?

Lui mi guarda e mi dice che farà il possibile, poi si alza e va in direzione della porta per uscire.

Lo fermo al volo, lo ringrazio e gli consegno il mio regalo per lui, poi lo guardo allontanarsi.

Poco dopo arriva mia moglie e le racconto tutto.


Circa un’ora dopo sento suonare nuovamente il campanello di casa.

Apro e vedo un furgone con sopra delle luci lampeggianti blu.

Tre tizi, due uomini e una donna vestiti di rosso, con modi molto gentili mi invitano a seguirli e mi dicono che loro si prenderanno cura di me.

Chiedo loro se devo portarmi qualcosa appresso.

Mi rispondono che non serve, dove andremo sono ben attrezzati.

Mi accorgo di non avere indosso gli occhiali e li prego di aspettare un attimo che li devo cercare, li devo avere tolti per pulire il caffè da terra, sono miope e per vedere da vicino non mi servono.

Finalmente li trovo, erano sul tavolo basso del salotto.

Prendo gli occhiali e li sto per inforcare quando una cosa attira la mia attenzione:

sul divano, proprio dove era seduto l’Angelo, c’è una piccola piuma candida.

La prendo con due dita, la guardo da vicino e ci soffio dolcemente sopra;

la piuma ondeggia leggermente.

Allora mi giro e sto per dire a voce alta che quella piccola piuma l’ha lasciata il mio Angelo Custode!

Poi però desisto, i due uomini e la donna mi stanno sorridendo in maniera finta, si vede,

e se gli dicessi della piuma per me sarebbe peggio.

Stringo la piuma nella mano e salgo sull’ambulanza, immagino già dove finirò,

ma non sarò da solo in quel posto, perché l’Angelo non appena si sarà accorto di aver perso la piuma se la verrà a riprendere.

Non potrò certo fargli il caffè, ma mi sono ricordato che devo dirgli un’ultima cosa

per il prossimo anno.

Mentre l’ambulanza va io sto sul lettino…

nti:

Racconto

L’Angelo Custode”

Quest’anno sta finendo

ed il prossimo sarà per me un anno difficile, già lo so,

così ho convocato il mio “Angelo Custode”,

che conosco da qualche anno.

Com’è che lo conosco?

Racconto

L’Angelo Custode”

Quest’anno sta finendo

ed il prossimo sarà per me un anno difficile, già lo so,

così ho convocato il mio “Angelo Custode”,

che conosco da qualche anno.

Com’è che lo conosco?

Poesia/ racconto



Diamanti rossi


Una miniera di diamanti

che faceva gola a tanti

Finita in mano a dei ribelli

non andava bene a quelli


Da un laghetto pieno di fango

tiravano fuori un bel guadagno

Uscivano dall’acqua pietre miste

da dare poi agli specialisti


Guardie armate dappertutto

ingaggiamo noi di brutto

Bòtti e raffiche assordanti

a cadere sono in tanti


Gran casino tutto intorno

io che raffico più che posso

Bombe e schegge di granata

due mi arrivano in una gamba


Scottano bruciano da matti

ma non posso non devo fermarmi

Butto un paio di fumogeni

in maniera da nascondermi


Quindi arriva l’aeroplano

quello fa il colpo di mano

Tutti giù a coprirsi la testa

mi ritrovo pieno di terra


Ora chi ha paura scappa

gli spariamo qualche raffica

Si rialza chi ce la fa

sangue e spruzzi di qua e di là


Beviamo tutti dalla borraccia

la mia è stata anche bucata

La bocca aperta ora respira

poi mi guardo la divisa


Ora le schegge ben le vedo

ma dolore non ne sento

Chiamo forte l’infermiere

quello non mi può sentire


Sul petto ho una macchia rossa

il calore mi impossessa

Cerco il buco con la mano

non lo trovo sono sano segue



Quel sangue non saprei di chi era

ma una cosa è chiara e certa

da quel giorno in quel lago che sembrava un fosso

non metterò più niente di rosso


Marino D’Isèp

questa poesia/racconto è totalmente frutto della mia fantasia


Poesia/ racconto



Diamanti rossi


Una miniera di diamanti

che faceva gola a tanti

Finita in mano a dei ribelli

non andava bene a quelli


Da un laghetto pieno di fango

tiravano fuori un bel guadagno

Uscivano dall’acqua pietre miste

da dare poi agli specialisti


Guardie armate dappertutto

ingaggiamo noi di brutto

Bòtti e raffiche assordanti

a cadere sono in tanti


Gran casino tutto intorno

io che raffico più che posso

Bombe e schegge di granata

due mi arrivano in una gamba


Scottano bruciano da matti

ma non posso non devo fermarmi

Butto un paio di fumogeni

in maniera da nascondermi


Quindi arriva l’aeroplano

quello fa il colpo di mano

Tutti giù a coprirsi la testa

mi ritrovo pieno di terra


Ora chi ha paura scappa

gli spariamo qualche raffica

Si rialza chi ce la fa

sangue e spruzzi di qua e di là


Beviamo tutti dalla borraccia

la mia è stata anche bucata

La bocca aperta ora respira

poi mi guardo la divisa


Ora le schegge ben le vedo

ma dolore non ne sento

Chiamo forte l’infermiere

quello non mi può sentire


Sul petto ho una macchia rossa

il calore mi impossessa

Cerco il buco con la mano

non lo trovo sono sano segue



Quel sangue non saprei di chi era

ma una cosa è chiara e certa

da quel giorno in quel lago che sembrava un fosso

non metterò più niente di rosso


Marino D’Isèp

questa poesia/racconto è totalmente frutto della mia fantasia









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