Racconto
lunedì 28 agosto 2023
Racconto breve: "16 anni"
lunedì 21 agosto 2023
Racconto breve : Ci vuole coraggio
Racconto breve
giovedì 10 agosto 2023
FILASTROCCA: "DentistaFobia"
Filastrocca: “DentistaFobia”
Fate largo fate pista
devo andare dal dentista
Da ieri ho avuto tanto male
si tratta di un maledetto molare
Del trapano ho tanta paura
anche stavolta sarà dura
Chiamo lo studio spiego cos’è
mi dicono venga dopo alle tre
Allo studio son puntuali
mi pregano di mettere i calzari
Non riesco a stare fermo
inizio a fare avanti e indietro
Una giovane con bel fare
mi dice venga si può accomodare
Appena vedo la poltrona
vorrei essere a Lisbona
La giovane mi allaccia un bavaglino
mi sembra quasi di tornare bambino
Ecco che arriva il Dottor Dentista
io mi presento mi chiamo Battista
Lui mi dice apra la bocca grande
mi tremano le chiappe nelle mutande
Dopo aver visto il lavoro da fare
mi avvisa di quello che deve aggiustare
Una punturina vicino al dente
dopo due minuti non sento più niente
Con gli attrezzi del mestiere
mi sistema per bene il molare
Di fianco a me c’è l’assistente
assiste il dottore ed anche il paziente
Dalla poltrona mi alzo contento
tutta la mia paura non aveva senso
Avevo un male da perder la vista
meno male che c’è il dentista.
Marino D'Isèp © copyright agosto 2023
mercoledì 2 agosto 2023
Racconto: L' ULTIMO RICORDO
Racconto
L’ultimo ricordo
Erano anni che Faustino risiedeva in quella stanza, anni nei quali aveva perso ogni ricordo della sua vita.
La
malattia neurodegenerativa progressiva che l’aveva colpito da un
decennio non gli aveva lasciato scampo, sconvolgendo la sua vita e
quella dei suoi familiari.
Stava nella camera della RSA che lo
ospitava assieme ad un altro ospite,
ma mai avevano scambiato
una parola, nemmeno una, entrambi erano come dei mondi divisi ed a sè
stanti, senza possibilità di incontro.
Le giornate di Faustino
erano sempre le stesse: sveglia la mattina, colazione, quattro passi
lungo un percorso transennato, poltrona fino a mezzogiorno, pranzo,
riposo pomeridiano, una tazza di the alle ore sedici, cena alle
diciotto, un po’ di televisione nel salone principale ed alle venti
di nuovo a letto per passare la notte, il tutto assistito dalle
OSS.
Una volta alla settimana poi c’era il rituale bagno
saponato nella vasca, ed il cambio degli abiti.
La
sorella ed il fratello lo andavano a trovare regolarmente una volta
alla settimana, ma per colpa della malattia Faustino non li
riconosceva per niente.
I suoi fratelli cercavano di parlargli e
di suscitargli qualche ricordo vissuto insieme mostrandogli delle
fotografie, ma inutilmente. Quel loro sfortunato fratello sembrava
avere la mente vuota e lo sguardo perso a guardare l’infinito.
Non
aveva famiglia propria Faustino, ed aveva perso la madre molti anni
prima,
il padre invece non aveva mai saputo chi fosse.
L’ennesima
notte nella RSA trascorreva tranquilla, la OSS di guardia si era
appisolata e qualche ospite russava rumorosamente.
Faustino aprì
gli occhi nell’oscurità: nella sua mente, dopo tanti anni, si era
materializzato un ricordo.
Accese la lampada che si trovava sul
comodino, si alzò ed aprì un armadietto sul quale c’era scritto
il suo nome, ne tirò fuori dei vestiti ed iniziò a calzare un paio
di pantaloni ed una camicia, poi una giacca e dei sandali.
Andò
in bagno, si lavò il viso e si pettinò, poi uscì e si mise in
tasca dei biscotti che aveva sul comodino, quindi uscì dalla camera
e si incamminò.
Percorse il lungo corridoio che portava alle
scale, le scese tenendosi al corrimano e si trovò di fronte
all’uscita della RSA.
Afferrò la maniglia con la mano
sinistra e la abbassò, la porta era aperta, la tirò a sé e se ne
uscì. Dopo pochi passi si ritrovò in strada, era ancora buio e non
aveva punti di riferimento.
Si guardò attorno e vide il
campanile illuminato di una chiesa, decise di andare lì.
Arrivato
davanti alla chiesa riuscì a riconoscerla, ora sapeva esattamente
dov’era,
anche se tutto attorno molto era cambiato.
Fece
mente locale, non si ricordava più il motivo che lo aveva fatto
uscire dalla sua camera, poi improvvisamente gli fu tutto ancora
chiaro.
Cominciò a camminare sotto alla luce dei lampioni, le sue gambe non erano abituate ed ogni tanto tremavano.
Iniziò
ad albeggiare e Faustino riuscì ad orientarsi meglio, guardando
l’orizzonte attorno
a sé: cercava una costruzione che gli
avrebbe fatto da punto di riferimento.
Girò un poco in tondo
nel piccolo agglomerato urbano che stava attorno alla
chiesa,
qualcosa gli diceva che la costruzione che cercava
doveva essere lì vicino.
“Eccola!”
pensò lui quando la vide.
Era inequivocabilmente lei, anche se
aveva cambiato destinazione d’uso.
Nel suoi ricordi era una
piccola stazione ferroviaria, dove i treni su binari a scartamento
ridotto si fermavano per una breve sosta, per far salire o scendere i
passeggeri.
Cercò inutilmente i binari: non c’erano più, vide però la massicciata, che era ricoperta d’erba ma ancora riconoscibile. Gli bastava.
Il
paese si era animato, per le vie scorrevano auto, pullman e gente a
piedi, poi sentì chiamare il suo nome più volte. Lo stavano
cercando ma lui non si scompose neanche per un attimo.
Salì
sulla massicciata ed iniziò il suo percorso, era primavera inoltrata
e le piante cresciute ai lati lo coprivano alla vista dei
soccorritori.
Ad un certo punto le gambe gli cedettero e Faustino si dovette sedere per riprendersi.
Udì
un piccolo rumore alla sua sinistra, si voltò e vide un gattino
bianco che si avvicinava, allora tirò fuori un biscotto di tasca per
attirarlo. Il micetto sentì il profumo del cibo ed andò verso il
biscotto che Faustino teneva tra le dita.
Mentre il gattino
mangiava iniziò a fare le fusa e si lasciò accarezzare.
Faustino
sorrideva felice.
L’uomo
si rialzò e continuò a camminare, ma aveva sete, molta sete, allora
una volta arrivato in prossimità di un’ abitazione con lavatoio
esterno uscì allo scoperto e si dissetò,
aprendo la bocca
sotto al getto d’acqua del rubinetto sporgente, quindi ritornò sui
suoi passi.
Il
tempo passava e Faustino avanzava lentamente, ogni tanto sentiva
chiamare il suo nome ma non ci faceva più caso.
Gli sembrò
anche di sentire la voce della sorella, però quello che doveva fare
era per lui più importante.
La vecchia massicciata circondata da piante verdi lo proteggeva dalla vista di chiunque, però gli impediva di vedere a che punto fosse del suo cammino, così uscì guardingo dal fogliame e scrutò i dintorni. Era in aperta campagna e non sapeva dove fosse, vide però un traliccio dell’alta tensione e non ci pensò due volte.
Iniziò
a salire con prudenza ma deciso, ed a metà salita vide quello che
cercava.
Scese rincuorato e si rimise in cammino con rinnovate
forze, contava di arrivare prima del tramonto.
Arrivò
nei pressi di un’ altra piccola e vecchia stazione che ricordava
bene,
era totalmente diroccata e preda della vegetazione ma il
nome si leggeva ancora.
“Bene” pensò Faustino “Non manca
molto, ma non posso presentarmi a mani vuote”.
Entrò
in un rigoglioso prato ed iniziò a cogliere colorati fiori di campo
finché ne ebbe piena una mano, poi con un paio di lunghi fili d’erba
ne avvolse i gambi per crearne un mazzetto.
Arrivato nei pressi
della chiesa che aveva visto dal traliccio entrò nella piccola
frazione,
il sole era già tramontato e per strada c’era
qualche passante, nessuno gli fece caso.
Oltrepassò
la chiesa e svoltò a sinistra, la stradina che ricordava bianca ora
era asfaltata.
La percorse tutta ed arrivò al cancello del
piccolo cimitero, spinse l’inferriata ed entrò.
Si fece il
segno della croce ed ebbe un attimo di smarrimento, chiuse gli occhi
ed abbassò la testa, quindi riaprì gli occhi ed andò con passo
deciso alla sua destra.
“Cinque,
sei, sette” disse a voce alta, e si fermò.
Era esattamente
davanti alla sepoltura della madre Adelina.
Faustino guardò la
foto e lesse il suo nome, poi le parlò dolcemente.
“Ciao mamma, ti ho portato dei fiori. Sono gialli e azzurri, i tuoi preferiti, e scusa se non sono venuto a trovarti prima”.
Intanto si era fatto buio e le ricerche di Faustino erano state sospese.
L’indomani
la sorella di Faustino ebbe la giusta intuizione e si recò al
cimitero dove era sepolta la madre.
Entrando volse subito lo
sguardo alla sua destra e vide un corpo sdraiato sulla lapide,
in
posizione fetale.
Si avvicinò di corsa e riconobbe subito il
fratello.
Lo scrollò chiamandolo per nome ad alta voce
“Faustino! Faustino!”
L’uomo si ridestò dal sonno, aveva
passato la notte sulla tomba della madre.
Guardò la sorella che
intanto stava chiamando i soccorsi al telefono, ma non la riconobbe,
così come non riconobbe il fratello, giunto subito sul posto.
Faustino venne portato al più vicino ospedale per i controlli di rito, la sorella ed il fratello rimasero vicino alla tomba della madre, videro il mazzetto di fiori di campo appoggiato sulla lapide e si guardarono negli occhi, senza dire una parola.
Marino D’Isèp © copyright agosto 2023
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