lunedì 28 agosto 2023

Racconto breve: "16 anni"

 Racconto

"16 anni"
Antonia andò ad acquistare un trolley capiente per la figlia Evelyn, che sarebbe partita nel pomeriggio assieme ad un'amica ed alla sua famiglia per un soggiorno di una settimana in Scozia.
Arrivata a casa iniziò insieme alla figlia a preparare la valigia, inserendo anche indumenti adatti in caso di pioggia.
Poi fu la volta di scegliere le scarpe di ricambio, e la ragazza decise di portare con sè un paio di scarponi anfibi.
Evelyn li adagiò nel trolley che era aperto sul pavimento del salotto, proprio sopra a degli asciugamani bianchi.
La madre disse subito alla figlia che non era quello il modo di adagiare le scarpe sugli asciugamani, e che quantomeno le inserisse in due distinti sacchetti di plastica.
La ragazza non fece una piega e si sedette sul divano.
Antonia provò nuovamente ad esortare la figlia non ottenendo nessuna risposta, così chiamò il marito.
"Marco, dille tu qualcosa, non vuole mettere gli anfibi dentro a dei sacchetti di plastica per preservare gli asciugamani puliti".
L'uomo guardò il trolley e gli scarponi, poi guardò la figlia.
"Senti" disse "Non è questo il modo di inserire delle scarpe nel bagaglio, di sicuro saranno sporche e chissà cosa avranno calpestato quelle suole. Fai come dice tua madre".
La ragazza guardò il padre con occhi decisi e disse: "La valigia è mia e faccio come voglio io! ".
Il padre rimase sorpreso dall'aggressività della figlia e replicò: "Se non li metti in un sacchetto di plastica li butto dalla finestra".
"Fai pure!" disse lei.
A quel punto Marco prese gli anfibi dal trolley e li gettò fuori dalla finestra.
"Adesso te li vai a prendere!".
"Non mi frega niente di quegli anfibi, di scarpe ne ho molte altre" disse Evelyn, che andò alla scarpiera e prese un altro paio di calzature.
Poi andò al trolley e le adagiò ancora con noncuranza sugli asciugamani.
Fu Antonia a scendere in strada a recuperare gli anfibi, che erano quasi nuovi ed erano stati regalati alla figlia da una zia.
"Ecco i tuoi anfibi" disse la donna alla ragazza.
"Non li voglio più, puoi anche buttarli se vuoi" rispose lei.
Marco e Antonia si guardarono sconsolati, avevano pagato il viaggio alla figlia, acquistato il trolley, preparato per tempo i documenti per l'espatrio ed effettuato il cambio di valuta,
dove avevano sbagliato nell'educazione della ragazza? Perché lei non li ascoltava? Perché li disprezzava?
A queste domande non seppero darsi una risposta, ma una cosa era sicura: né lei né lui si sarebbero permessi di comportarsi in quel modo nei confronti dei rispettivi genitori.
Marino D'Isèp © copyright 2023
Questo racconto è frutto della mia fantasia (forse)


Tutte le reazion

lunedì 21 agosto 2023

Racconto breve : Ci vuole coraggio

 Racconto breve

Ci vuole coraggio

Sul cellulare di Binetto arrivò una notifica: messaggio whatsApp.
Aprì l'applicazione e notò che si trattava di un video di un paio di minuti, e sotto una didascalia:
"Guardalo, è divertente".
Il video proveniva da una donna che conosceva bene, ma che mai prima di allora gli aveva mandato video o immagini.
Binetto fece "tap" su play ed iniziò a guardare:
alla cassa di un supermercato un signore anziano con le braccia e le mani tremanti faceva il cassiere, e con il problema che aveva passava i prodotti più volte sopra al lettore ottico, addebitando così ripetutamente il prezzo dello stesso prodotto al cliente che aveva di fronte, il quale ad un certo punto protestava con decisione.
A quel punto l'anziano rivelava la "Candid camera" e il cliente, dopo un attimo di smarrimento, rideva.
Il video ripeteva la scena con clienti diversi.
Binetto rimase di sale, nel tremore dell'anziano cassiere aveva riconosciuto la malattia della moglie, rivelatasi anni prima, e della quale la signora che gli aveva inviato il video era ben al corrente, perciò rispose così:
"Carissima Adele, perché mi hai mandato un video del genere ben conoscendo la malattia di mia moglie? Forse la cosa ti diverte?"
La risposta non si fece attendere:
"Se il video non ti piace cancellalo!!!"
Binetto non credeva ai suoi occhi perciò l'indomani mattina presto filmò la moglie appena alzata dal letto ed in condizioni disastrose, dovute al tremore di tutto il corpo.
Quindi inviò alla signora Adele il video.
La signora guardò il filmato, le spunte blu lo confermarono, ma Binetto non ebbe una risposta di scuse da Adele.
Aspettò un paio di giorni, per darle il tempo di riflettere, ma non avendo ottenuto nessuna risposta cancellò PER SEMPRE la signora dalla sua vita.
Marino D'Isèp © copyright agosto 2023
ci vuole coraggio per chiedere scusa

Tutte le reazion

giovedì 10 agosto 2023

FILASTROCCA: "DentistaFobia"

 

Filastrocca: DentistaFobia”


Fate largo fate pista

devo andare dal dentista


Da ieri ho avuto tanto male

si tratta di un maledetto molare


Del trapano ho tanta paura

anche stavolta sarà dura


Chiamo lo studio spiego cos’è

mi dicono venga dopo alle tre


Allo studio son puntuali

mi pregano di mettere i calzari


Non riesco a stare fermo

inizio a fare avanti e indietro


Una giovane con bel fare

mi dice venga si può accomodare


Appena vedo la poltrona

vorrei essere a Lisbona


La giovane mi allaccia un bavaglino

mi sembra quasi di tornare bambino


Ecco che arriva il Dottor Dentista

io mi presento mi chiamo Battista


Lui mi dice apra la bocca grande

mi tremano le chiappe nelle mutande


Dopo aver visto il lavoro da fare

mi avvisa di quello che deve aggiustare


Una punturina vicino al dente

dopo due minuti non sento più niente


Con gli attrezzi del mestiere

mi sistema per bene il molare


Di fianco a me c’è l’assistente

assiste il dottore ed anche il paziente


Dalla poltrona mi alzo contento

tutta la mia paura non aveva senso


Avevo un male da perder la vista

meno male che c’è il dentista.


Marino D'Isèp  © copyright  agosto 2023



mercoledì 2 agosto 2023

Racconto: L' ULTIMO RICORDO

 

             Racconto



                                            L’ultimo ricordo



Erano anni che Faustino risiedeva in quella stanza, anni nei quali aveva perso ogni ricordo della sua vita.

La malattia neurodegenerativa progressiva che l’aveva colpito da un decennio non gli aveva lasciato scampo, sconvolgendo la sua vita e quella dei suoi familiari.
Stava nella camera della RSA che lo ospitava assieme ad un altro ospite,
ma mai avevano scambiato una parola, nemmeno una, entrambi erano come dei mondi divisi ed a sè stanti, senza possibilità di incontro.
Le giornate di Faustino erano sempre le stesse: sveglia la mattina, colazione, quattro passi lungo un percorso transennato, poltrona fino a mezzogiorno, pranzo, riposo pomeridiano, una tazza di the alle ore sedici, cena alle diciotto, un po’ di televisione nel salone principale ed alle venti di nuovo a letto per passare la notte, il tutto assistito dalle OSS.
Una volta alla settimana poi c’era il rituale bagno saponato nella vasca, ed il cambio degli abiti.

La sorella ed il fratello lo andavano a trovare regolarmente una volta alla settimana, ma per colpa della malattia Faustino non li riconosceva per niente.
I suoi fratelli cercavano di parlargli e di suscitargli qualche ricordo vissuto insieme mostrandogli delle fotografie, ma inutilmente. Quel loro sfortunato fratello sembrava avere la mente vuota e lo sguardo perso a guardare l’infinito.

Non aveva famiglia propria Faustino, ed aveva perso la madre molti anni prima,
il padre invece non aveva mai saputo chi fosse.

L’ennesima notte nella RSA trascorreva tranquilla, la OSS di guardia si era appisolata e qualche ospite russava rumorosamente.
Faustino aprì gli occhi nell’oscurità: nella sua mente, dopo tanti anni, si era materializzato un ricordo.
Accese la lampada che si trovava sul comodino, si alzò ed aprì un armadietto sul quale c’era scritto il suo nome, ne tirò fuori dei vestiti ed iniziò a calzare un paio di pantaloni ed una camicia, 
poi una giacca e dei sandali.

Andò in bagno, si lavò il viso e si pettinò, poi uscì e si mise in tasca dei biscotti che aveva sul comodino, quindi uscì dalla camera e si incamminò.
Percorse il lungo corridoio che portava alle scale, le scese tenendosi al corrimano e si trovò di fronte all’uscita della RSA.
Afferrò la maniglia con la mano sinistra e la abbassò, la porta era aperta, la tirò a sé e se ne uscì. Dopo pochi passi si ritrovò in strada, era ancora buio e non aveva punti di riferimento.
Si guardò attorno e vide il campanile illuminato di una chiesa, decise di andare lì.

Arrivato davanti alla chiesa riuscì a riconoscerla, ora sapeva esattamente dov’era,
anche se tutto attorno molto era cambiato.
Fece mente locale, non si ricordava più il motivo che lo aveva fatto uscire dalla sua camera, poi improvvisamente gli fu tutto ancora chiaro.

Cominciò a camminare sotto alla luce dei lampioni, le sue gambe non erano abituate ed ogni tanto tremavano.

Iniziò ad albeggiare e Faustino riuscì ad orientarsi meglio, guardando l’orizzonte attorno
a sé: cercava una costruzione che gli avrebbe fatto da punto di riferimento.
Girò un poco in tondo nel piccolo agglomerato urbano che stava attorno alla chiesa,
qualcosa gli diceva che la costruzione che cercava doveva essere lì vicino.

Eccola!” pensò lui quando la vide.
Era inequivocabilmente lei, anche se aveva cambiato destinazione d’uso.
Nel suoi ricordi era una piccola stazione ferroviaria, dove i treni su binari a scartamento ridotto si fermavano per una breve sosta, per far salire o scendere i passeggeri.

Cercò inutilmente i binari: non c’erano più, vide però la massicciata, che era ricoperta d’erba ma ancora riconoscibile. Gli bastava.

Il paese si era animato, per le vie scorrevano auto, pullman e gente a piedi, poi sentì chiamare il suo nome più volte. Lo stavano cercando ma lui non si scompose neanche per un attimo.
Salì sulla massicciata ed iniziò il suo percorso, era primavera inoltrata e le piante cresciute ai lati lo coprivano alla vista dei soccorritori.

Ad un certo punto le gambe gli cedettero e Faustino si dovette sedere per riprendersi.

Udì un piccolo rumore alla sua sinistra, si voltò e vide un gattino bianco che si avvicinava, allora tirò fuori un biscotto di tasca per attirarlo. Il micetto sentì il profumo del cibo ed andò verso il biscotto che Faustino teneva tra le dita.
Mentre il gattino mangiava iniziò a fare le fusa e si lasciò accarezzare.
Faustino sorrideva felice.

L’uomo si rialzò e continuò a camminare, ma aveva sete, molta sete, allora una volta arrivato in prossimità di un’ abitazione con lavatoio esterno uscì allo scoperto e si dissetò,
aprendo la bocca sotto al getto d’acqua del rubinetto sporgente, quindi ritornò sui suoi passi.

Il tempo passava e Faustino avanzava lentamente, ogni tanto sentiva chiamare il suo nome ma non ci faceva più caso.
Gli sembrò anche di sentire la voce della sorella, però quello che doveva fare era per lui più importante.

La vecchia massicciata circondata da piante verdi lo proteggeva dalla vista di chiunque, però gli impediva di vedere a che punto fosse del suo cammino, così uscì guardingo dal fogliame e scrutò i dintorni. Era in aperta campagna e non sapeva dove fosse, vide però un traliccio dell’alta tensione e non ci pensò due volte.

Iniziò a salire con prudenza ma deciso, ed a metà salita vide quello che cercava.
Scese rincuorato e si rimise in cammino con rinnovate forze, contava di arrivare prima del tramonto.

Arrivò nei pressi di un’ altra piccola e vecchia stazione che ricordava bene,
era totalmente diroccata e preda della vegetazione ma il nome si leggeva ancora.
“Bene” pensò Faustino “Non manca molto, ma non posso presentarmi a mani vuote”.

Entrò in un rigoglioso prato ed iniziò a cogliere colorati fiori di campo finché ne ebbe piena una mano, poi con un paio di lunghi fili d’erba ne avvolse i gambi per crearne un mazzetto.
Arrivato nei pressi della chiesa che aveva visto dal traliccio entrò nella piccola frazione,
il sole era già tramontato e per strada c’era qualche passante, nessuno gli fece caso.

Oltrepassò la chiesa e svoltò a sinistra, la stradina che ricordava bianca ora era asfaltata.
La percorse tutta ed arrivò al cancello del piccolo cimitero, spinse l’inferriata ed entrò.
Si fece il segno della croce ed ebbe un attimo di smarrimento, chiuse gli occhi ed abbassò la testa, quindi riaprì gli occhi ed andò con passo deciso alla sua destra.

Cinque, sei, sette” disse a voce alta, e si fermò.
Era esattamente davanti alla sepoltura della madre Adelina.
Faustino guardò la foto e lesse il suo nome, poi le parlò dolcemente.

Ciao mamma, ti ho portato dei fiori. Sono gialli e azzurri, i tuoi preferiti, e scusa se non sono venuto a trovarti prima”.

Intanto si era fatto buio e le ricerche di Faustino erano state sospese.

L’indomani la sorella di Faustino ebbe la giusta intuizione e si recò al cimitero dove era sepolta la madre.
Entrando volse subito lo sguardo alla sua destra e vide un corpo sdraiato sulla lapide,
in posizione fetale.
Si avvicinò di corsa e riconobbe subito il fratello.
Lo scrollò chiamandolo per nome ad alta voce “Faustino! Faustino!”
L’uomo si ridestò dal sonno, aveva passato la notte sulla tomba della madre.
Guardò la sorella che intanto stava chiamando i soccorsi al telefono, ma non la riconobbe, così come non riconobbe il fratello, giunto subito sul posto.

Faustino venne portato al più vicino ospedale per i controlli di rito, la sorella ed il fratello rimasero vicino alla tomba della madre, videro il mazzetto di fiori di campo appoggiato sulla lapide e si guardarono negli occhi,  senza dire una parola.


Marino D’Isèp   © copyright  agosto 2023