mercoledì 22 gennaio 2025
POESIA PER UNA PERSONA CHE NON C'E' PIU'
domenica 19 gennaio 2025
RACCONTO DAL TITOLO: "RISPETTO"
RACCONTO DAL TITOLO
"RISPETTO"
Quel
cucciolo di cane arrivò inaspettato, era di razza Schnauzer gigante
ma era solo un batuffolo nero.
Chi
lo comprò si disinteressò di lui e toccò ad un ragazzo appena
maggiorenne occuparsi del cane.
Il
cucciolo era molto vispo ed il giovane faceva fatica a farsi
obbedire.
Ad
ogni modo lo allevò con tutte le attenzioni del caso, facendosi
consigliare da un veterinario: gli diede delle uova intere e poi gli
fece delle iniezioni di calcio per le ossa, nonché del cibo
specifico per cani.
Sei
mesi dopo il cucciolo era cresciuto e stava mangiando della pasta con
della carne cotta, il ragazzo si avvicinò al cane e lo accarezzò
sul di dietro.
Per tutta risposta l'animale morse il giovane ad un
braccio, lasciandogli i segni dei denti sulla carne.
Il
ragazzo non ci pensò un attimo, andò alla legnaia e prese un
bastone, tornò dal cane e gli diede quattro robuste legnate sul
culo.
Lo
Schnauzer scainò dal dolore. Il
giorno seguente il giovane accarezzò nuovamente il cane mentre
mangiava.
Quest'ultimo
non reagì minimamente.
Lo
scopo era raggiunto.
Con
l'andare del tempo il cane diventò adulto ed il ragazzo, tutte le
mattine lavorative, alle 5:40, passandogli davanti per andare alla
sua auto,
dava al "suo" cane il pane avanzato il giorno
prima.
Lo
Schnauzer lo sapeva e lo aspettava contento.
Dal
giorno del morso e delle bastonate tra i due si era instaurato un
rapporto:
il cane rispettava il suo padrone ed il padrone rispettava
il suo cane.
Marino D'Isèp © copyright Gennaio 2025
martedì 14 gennaio 2025
RACCONTO: "UN BAMBINO TRANQUILLO"
RACCONTO
“UN BAMBINO TRANQUILLO”
Il podere era così composto: seimila metri quadrati di terreno seminato a foraggio, una casa per sei persone, una stalla per quattro bestie, un pollaio per duecento galline, un ricovero per un centinaio di conigli, un ricovero attrezzi, una tettoia per un trattore, un grande orto, un campo di patate e fagioli, una cuccia per un cane da guardia, e poi filari di vite, piante di mele, di pesche, di susine, due di marasche ed un ciliegio. A mandare avanti il tutto una donna alta che a vederla lavorare sembrava un uomo da quanta forza aveva. La domenica a pranzo c’era d’abitudine polenta e pollo o polenta e coniglio, che la donna sacrificava il giorno prima tirando il collo ad una gallina oppure dando una secca legnata alla nuca di un coniglio. Il figlio minore della donna seguiva spesso la madre nei lavori di campagna, imparando così i vari mestieri pur non facendo nulla perché troppo piccolo. Un sabato la donna prelevò un coniglio dal ricovero, lo tenne stretto per le zampe posteriori con la mano sinistra e lo mise a testa sotto, poi afferrò forte con la mano destra un manganello di robusto legno, quindi colpì con violenza la nuca dell’animale. Il coniglio morì all’istante e dal suo naso iniziò ad uscire un persistente rivolo di sangue. La donna guardò il figlio e gli disse: ”Vieni, metti la mano sotto il naso del coniglio, vedrai che bello!”. Il bambino che era tranquillo ed ubbidiente allungò la mano destra con il dorso della mano rivolto verso l’alto, il rivolo di sangue gli arrivò sulla pelle, era caldo ed il piccolo ne fu piacevolmente sorpreso.“ Avevi ragione mamma, è proprio bello!”. Quel bambino tranquillo crebbe.
Ora è detenuto in un carcere di massima sicurezza per aver ucciso sette persone in tre mesi, tutte accoppate con un colpo di mazza da baseball alla nuca e successivamente appese a testa in giù per fare colare il sangue.
Marino D’Isèp © copyright Gennaio 2025
Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale.
Questo racconto è totalmente frutto della mia fantasia.
lunedì 13 gennaio 2025
RACCONTO: "LA MAMMA DEI CRETINI E' SEMPRE INCINTA"
RACCONTO
“LA MAMMA DEI CRETINI E’ SEMPRE INCINTA”
Renzo aveva quarantuno anni e lavorava a tempo determinato in un capannone industriale per la produzione di lamierati.
Era lì da sei mesi e si stava impegnando al massimo per poter ottenere un contratto fisso, avendo una famiglia con due figli piccoli.Lavorava su di un grosso macchinario con il quale piegava i fogli di lamiera, facendo uno sforzo fisico per otto ore al giorno sabato compreso. L’ambiente non era male, gli operai, salvo qualche eccezione, erano persone tranquille e collaborative; il capo reparto era piuttosto giovane e scaltro ed il direttore era bravo ad organizzare il lavoro, l’amministratore delegato invece non si faceva mai vedere. Di una ottantina di operai la mela marcia si chiamava Perfaele, venti anni ed un metro e novanta di altezza, che arrivava solitamente il lunedì mattina al lavoro con i postumi della sbornia della sera prima. Entrava nello stabilimento e si metteva a sedere per un paio di ore prima di iniziare a lavorare. Il capo lo copriva per interessi personali.Perfaele lavorava su di un macchinario automatico, ed una volta avviato aveva tutto il tempo di girare il grande capannone e fare dispetti ai colleghi, certo che il capo non gli avrebbe detto niente. Gli operai presi di mira dagli stupidi scherzi di Perfaele si lamentavano giornalmente con il capo, ma nessun provvedimento disciplinare venne mai preso nei confronti del giovane. Perfaele ad un certo punto iniziò a prendersela con Renzo, una persona tranquilla che badava a fare il suo lavoro collaborando con gli altri quando gli veniva richiesto. Il giovane andò avanti per una settimana a fare dispetti a Renzo: gli spegneva il macchinario mentre lavorava, schiacciava il fungo di emergenza bloccando tutto, rovesciava in terra i prodotti appena lavorati, incollava tra di loro le lamiere da lavorare… Un sabato mattina che Renzo era di turno presto alle sei meno dieci accese il macchinario per farlo scaldare. Immediatamente arrivò Perfaele che, con le mani in tasca ed un sorrisino ebete sulla bocca, chiese in maniera beffarda a Renzo se il macchinario fosse capace di accenderlo. Quella fu la goccia che fece traboccare il vaso. Renzo guardò Perfaele di traverso, poi prese un bancale e glielo tirò, mancandolo, quindi afferrò una lamiera e tirò anche quella in direzione di Perfaele, che intanto se l’era data a gambe. La lamiera prese aria e cambiò direzione. Il giovane intanto era ritornato al suo posto di lavoro e vicino a lui c’era il capo turno. Renzo lo raggiunse correndo. Perfaele aveva ancora le mani in tasca ed il sorrisino ebete sulla bocca, convinto che con la presenza del capo turno il collega non gli avrebbe fatto nulla. Si sbagliava. Renzo afferrò il giovane per il collo con la mano sinistra e guardandolo di brutto negli occhi gli urlò: “Guarda che ti faccio male!!” Il giovane non se lo aspettava e si impaurì, allora il capo turno staccò la mano di Renzo dal collo di Perfaele ma non fu sufficiente. Renzo riafferrò il giovane al collo e gli ripeté con cattiveria: “Guarda che ti faccio male!!” Poi ritornò alla sua postazione. Tutti gli altri operai presenti videro e sentirono quanto accaduto, iniziando poi a complimentarsi con Renzo perché “quell’imbecille andava fermato”. Dopo un paio d’ore Renzo sbollì la rabbia e si rese conto che quella sua reazione, per quanto giustificabile, gli poteva costare il posto di lavoro. Finito il suo turno tornò a casa, non disse niente alla moglie ed aspettò il lunedì. Lunedì si presentò poco prima delle ore tredici per iniziare il turno e incrociò subito il capo reparto, che il sabato precedente era assente ma era stato messo al corrente del litigio dal capo turno. L’operaio e il capo reparto si guardarono, poi quest’ultimo parlò. “Hai finito di prendere per il collo la gente?” Renzo lo guardò bene negli occhi e poi disse: “Mi ha rotto i coglioni!” La risposta del capo fu: “Hai fatto bene!” Poi se ne andò. Renzo non subì nessun provvedimento. Il giovane Perfaele, dopo quindici giorni, diede le dimissioni.
Marino D’Isép © copyright Gennaio 2025
Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale.
Questo racconto è totalmente frutto della mia fantasia.
domenica 12 gennaio 2025
POESIA: "OPERA"
Poesia
venerdì 10 gennaio 2025
COMPONIMENTO SATIRICO DAL TITOLO: "DIVA"
COMPONIMENTO SATIRICO DAL TITOLO : “DIVA”
C’era una volta un' avvocata
si credeva furba come una gatta
Quando una donna i suoi servizi chiedeva
lei dalla goduria tutta fremeva
Cause di divorzio e separazioni
trattava gli uomini come coglioni
Mantenimenti separazioni alimenti
nessuna pietà per i meno abbienti
I “polli” con tanta cura spennava
dalla sua bocca usciva bava
Erano altissime le sue parcelle
avuti i soldi rideva a crepapelle
Trattava il marito con sufficienza
si riteneva una vera sapienza
Il poveretto doveva subire
sennò lei diceva te ne puoi anche ire
Una volta l’avvocata tornò dal lavoro
pensava di trovare il marito solo
Il marito invece era andato via
lasciando un biglietto sopra una scansia
“Che ti credevi? Che fossi il tuo schiavo?
Non sopporto più io me ne vado!
Carissima Lei ti credi una DIVA
invece sei solo una persona cattiva!”
Marino D’Isèp © copyright Gennaio 2025
Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale.
Questo componimento è totalmente frutto della mia fantasia.
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