RACCONTO
"LE PERE DEL VICINO SONO SEMPRE LE PIU' BUONE"
Eravamo una banda di quattro ragazzini che giornalmente si ritrovava dopo la scuola per giocare ed intraprendere qualche avventura, e se ci capitava a tiro qualcosa di commestibile come pesci, gamberi, nespole, frutti di bosco, funghi o altro, facevamo in modo di portarceli a casa e spartirceli.
Abitavamo tutti e quattro molto vicini e tutto intorno c'era una prateria quasi a perdita d'occhio, dei boschetti e dei campi di mais, in fondo, delimitavano l'area.
In mezzo alla prateria c'era un unico albero, che distava una cinquantina di metri da una serie di vecchie abitazioni addossate una all'altra.
In casa avevo un potente binocolo, arrivato con mio padre dalla Svizzera, e guardai quella solitaria pianta.
Si trattava di un pero pieno zeppo di pere giallo/marroncine, le più succose.
Dissi la cosa agli altri tre e preparammo un piano per dare l'assalto.
Decidemmo di agire all'imbrunire, per essere meno visibili.
L'erba era alta e percorremmo la distanza pancia a terra come degli Apache, una volta sotto l'albero ci accertammo della bontà dei frutti.
Uno degli altri mi fece scaletta ed io afferrai e staccai una pera, poi la assaggiammo: era matura e succosa proprio come speravamo.
Salii sulla pianta ed iniziai a buttar giù pere, mentre gli altri tre sotto riempivano delle borse di plastica.
Avevamo quasi fatto il pieno quando in una delle vecchie case una luce esterna si accese e la porta d'ingresso si aprì.
Demmo subito l'allarme.
Mi lanciai giù dal pero appena in tempo, e quando toccai terra sentimmo un colpo: BUM!
Poi le foglie dell'albero emisero un crepitio.
Guardammo la porta della casa e c'era un uomo con un lungo bastone tra le mani: era un fucile da caccia a pallini e ci aveva appena sparato addosso, se non fossi sceso subito mi avrebbe colpito.
Per tornare a casa facemmo un giro più largo, ormai era buio.
Ci spartimmo le pere da buoni amici, contenti del bottino e della piccola avventura.
Il giorno dopo, con circospezione, chiesi a mia madre di chi potesse essere quell'unica pianta in mezzo al prato.
Era di un pensionato tignoso che litigava sempre coi vicini per questioni di confine.
Lo riferii agli altri tre, e decidemmo comunque che l'anno dopo avremmo assaltato nuovamente il pero, ma in orario più tardo.
Dimenticavo...anche le sue pannocchie erano buone.
Marino D'Isèp © copyright Luglio 2025